Il programma di ripristino riguarda all’incirca 500 km2 di zone in cui il livelli di dose ambientale superano i 20 mSv/anno e circa 1300 km2 in cui tali livelli sono compresi tra 5 e 20 mSv/anno.
Il gruppo di lavoro della IAEA (Team) ha focalizzato la propria attenzione sulle aree al di fuori della zona di esclusione di 20 km di raggio dalla centrale di Fukushima Daiichi in quanto ha dato priorità alle zone ancora popolate e rimanda a successive indagini le azioni di ripristino nella zona di esclusione.
Il Team concorda che nelle prime fasi dell’incidente il principio di precauzione è stato correttamente adottato a causa delle incertezze sui dati disponibili e per le preoccupazioni del pubblico riguardo alla radioattività nei cibi e nei prodotti agricoli. Quando i dati a disposizione aumenteranno la precauzione andrà via via abbandonata.
Sono stati forniti alcuni dati numerici aggiuntivi per quanto riguarda la coltivazione del terreno nelle aree contaminate. Per precauzione si era considerato 0.1 come fattore di trasferimento del cesio radioattivo dal suolo alla pianta coltivata. Quindi si presumeva che da un terreno contaminato in superficie con 5000 Bq/kg di Cesio si sarebbero prodotte colture con un’attività di 500 Bq/kg (limite di legge). In realtà il fattore di trasferimento è risultato, da dati sperimentali, essere inferiore con valori medi tra 0.012 e 0.017.
È stata testata la fito-bonifica mediante piante di girasole, ma questa ha confermato i deludenti risultati che aveva avuto a Chernobyl, il girasole ha infatti assorbito solo lo 0.05% del cesio contenuto nel terreno al momento della semina.
La contaminazione da cesio è dovuta ai due radioisotopi Cs-134 e Cs-137 che attualmente contribuiscono ciascuno alla metà dell’attività totale (da cesio) depositata. Il Cs-137 ha un tempo di dimezzamento di circa 30 anni mentre il Cs-134 ha un tempo di dimezzamento di due anni e quindi la radiazione ambientale dovuta a quest’ultimo è destinata a calare in maniera notevole nell’arco dei primi anni dopo l’incidente. La decisione di bonificare zone in cui la dose di esposizione annua è bassa (1-20 mSv) dovrà quindi essere attentamente vagliata tenendo conto dei costi, della dose che si prevede sarà assorbita dalla popolazione e del materiale di scarto che verrebbe prodotto.
In considerazione della possibile persistenza di punti molto radioattivi, la IAEA consiglia di distribuire alla popolazione rilevatori gamma integrati con sistema GPS, questi facilmente trasportabili come uno zaino permetterebbero di ricostruire agevolmente una mappa dettagliata delle zone contaminate.
Per quanto riguarda la bonifica del suolo, rimuovendo uno strato superficiale di 3-4 cm è stato dimostrato attraverso diversi test che il cesio radioattivo si può ridurre in percentuali che vanno dal 75% al 97%, ma è un’operazione lenta (10 giorni per ettaro) e che crea residui radioattivi del peso di circa 400 tonnellate per ogni ettaro di terreno bonificato.
Un’altra opzione è un’aratura profonda che permette di seppellire lo strato superficiale più contaminato sotto 30/60 cm di terra non contaminata. La dose di esposizione rilevata sopra terreni trattati con questo metodo risulta essere inferiore di un fattore 2 o 3 rispetto ai livelli pre-intervento.
IAEA raccomanda inoltre operazioni di bonifica in aree urbane. Ad esempio l’intervento in una scuola con la rimozione di uno strato superficiale di 5 cm di terreno ha permesso di ridurre fino al 95% la dose di esposizione. I residui sono stati disposti in un fossato appositamente scavato e profondo un metro e mezzo e sono stati ricoperti con la terra estratta dal fossato stesso.
La TEPCO ha intanto cominciato l’opera di bonifica del sito Fukushima I. Il processo richiede la rimozione preliminare di detriti altamente contaminati dall’interno degli edifici dei reattori danneggiati. Questa prima operazione è già in corso ed è effettuata con l’impiego di robot comandati in modo remoto a causa delle alte dosi presenti.
Nessun commento:
Posta un commento